Durante ogni processo di comunicazione, la tecnica dell’osservazione si opera sia nei confronti di noi stessi sia nei confronti dell’altro. L’osservazione del linguaggio non verbale e paraverbale che si accompagna alla manifestazione delle 6 emozioni di base, evidenzia la grandezza del peso di questi elementi a sfavore del contenuto verbale.  Ogni emozione produce una particolare eccitazione fisiologica sui soggetti in relazione (arousal), tale reazione è osservabile dall’interno e dall’esterno e produce numerosi effetti sulla nostra comunicazione. 

L’osservazione all’interno di un processo comunicativo si focalizza, come ben sappiamo, non solo sul linguaggio verbale (quello che dico) ma anche sul linguaggio extraverbale/paralinguistico  (come lo dico: sguardo, postura, tono della voce)

La collera ad esempio aumenta l’afflusso di sangue alle mani e accelera la frequenza cardiaca, sensazioni che possiamo osservare su di noi. Chi prova disgusto invece solleva il labbro superiore e arriccia le narici, tratti evidenti per chi osserva.

Possiamo analizzare nel dettaglio numerose forme di espressione del linguaggio extraverbale e paralinguistico come lo sguardo, la voce, il comportamento spaziale o la gestualità delle mani. Aumentare la consapevolezza su questi segnali di comunicazione, ci può permettere di “leggere” il nostro interlocutore in modo più semplice e di “essere capiti” in modo un po’ più rapido.

Lo sguardo ad esempio è il segnale più potente di comunicazione che abbiamo. Lo sguardo si divide in tre punti di osservazione: parte alta del volto (fronte, rughe espressive), parte media del volto (contatto oculare, sopracciglia, rughe espressive), parte bassa del volto (bocca, rughe espressive).

Lo sguardo e in particolare il contatto oculare, può provocare un’emozione in chi lo riceve: gioia, paura, rabbia, tristezza. Per osservare il nostro interlocutore in modo da non creare disagio è necessario alternare la durata del contatto oculare e il punto di fissazione. Se pensiamo agli animali, mantenere a lungo lo sguardo fisso negli occhi è un segnale di sfida e predispone l’altro all’attacco. Lo sguardo aiuta a definire i turni di parola nella conversazione e, se il nostro interlocutore non ci guarda, significa che non è ancora pronto per lasciare a noi la parola.

La voce è la nostra firma personale, è unica e ci contraddistingue, come le impronte digitali. La qualità della voce, il tono, il ritmo e i segregati vocali (es. pause, schiarimenti di voce) che utilizziamo trasferiscono buona parte messaggio in un processo di comunicazione. Nel dimostrare epochè (assenza di giudizio) al nostro interlocutore, la voce è il nostro punto debole, quello su cui si esercita il minor controllo.

L’analisi dell’arousal [definizione = stato generale di attivazione e reattività del sistema nervoso, in risposta a stimoli interni (soggettivi) o esterni (ambientali e sociali)] agisce molto sulla voce e ci permette di identificare immediatamente lo stato emotivo della persona che abbiamo di fronte:

arousal

L’analisi del comportamento spaziale comprende: il movimento delle mani, allineamento/disallineamento del corpo, il movimento del corpo nello spazio, il contatto corporeo, l’orientamento e la postura. Se osserviamo ad esempio che il nostro interlocutore ha gambe, piedi e torso in direzione della porta e sta seduto sulla punta della sedia, il suo corpo ci sta comunicando che è a disagio, pronto a scappare.

I gesti delle mani, invece, sono elementi di comunicazione non verbale particolarmente soggetti alla pressione culturale. Lo stesso gesto ha connotazioni diverse di senso in una cultura rispetto ad un’altra (esempio il gesto di “ok” con l’indice e il pollice che si toccano, risulta gravemente offensivo in diverse nazioni).

L’osservazione sui gesti durante una comunicazione si può dividere su due livelli: la gesticolazione vera e propria e la manipolazione di sé.  La gesticolazione si suddivide in:

  • gesti emblematici che trasferiscono un significato (es. il segno di vittoria), i gesti illustrativi che accompagnano il discorso e lo rafforzano visivamente (es. segno di passato/futuro – prima/dopo), i gesti regolatori (es. stop), i gesti che segnano uno stato emotivi (es. pugno, mani davanti al volto)
  • gesti di manipolazione di sé che funzionano come nutrimento di sé, come rassicurazione a livello di contatto corporeo (es. toccarsi i capelli, le orecchie, le mani) e/o come forma di dispersione di energia (es. giocherellare con l’orologio o con la penna). Se osserviamo che nostro interlocutore sta tamburellando sul tavolo con le dita o muove il piede in modo ritmico, vorrà dire sta disperdendo l’energia in eccesso che il suo corpo sente, è il suo modo per mantenersi calmo e concentrato sulla comunicazione.

L’osservazione del linguaggio non verbale e paraverbale che si accompagna alla manifestazione delle 6 emozioni fondamentali, evidenzia la grandezza del peso di questi elementi a sfavore del contenuto verbale. Le sei emozioni di base che Paul Ekman studia sono transculturali (uguali in tutte le culture) e transpecifiche (uguali in tutte le specie) e si trasferiscono a prescindere dal contenuto verbale. Esse sono:

  • PAURA
  • RABBIA
  • DISGUSTO
  • GIOIA
  • TRISTEZZA
  • SOPRESA

 

Bibliografia:

  • Galatolo; R. Lorenzetti, Forme e spazi della comunicazione. Scritti in onore di Marina Mizzau., BOLOGNA, CLUEB, 2010.
  • Ekman, P. Te lo leggo in faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste. Editore Amrita, collana Scienza e Compassione, 2008.
  • Cesari Lusso, V. Dinamiche e ostacoli della comunicazione interpersonale, Trento, Erickson, 2005