Con la nascita di un figlio si mette in discussione la grande promessa: «Io e te, insieme, per sempre». Infatti “lui” -il figlio- si metterà subito al posto del padre e la coppia dovrà lottare per tenere “insieme” e “per sempre” quel che rimane della promessa.

Nonostante un figlio sia l’unione perfetta, equilibrata ed equivalente di ventitré cromosomi maschili e ventitré cromosomi femminili, un figlio appartiene più alla mamma che al papà. Un figlio non è un’evoluzione della coppia né tanto meno ne è un completamento, un figlio rappresenta un cambiamento sostanziale e, come tale, è un momento di distruzione di tutto ciò che esisteva prima.

La donna a cui nasce un figlio cambia il suo ruolo sociale e i suoi bisogni primari. Una mamma vive in prima persona grandi modifiche fisiche e psicologiche: ma ne è attrice protagonista, è parte attiva del cambiamento. Per l’uomo non è così. Egli non può prepararsi al cambiamento come fa la sua compagna, non sente il bambino crescere, calciare, dormire, girarsi, non è coinvolto fisicamente, potrà solo aiutare nelle cure parentali. L’uomo, quel cambiamento che lo catapulta lontano, non lo può capire, lo può solo subire. La nascita di un figlio per la coppia comporta un tradimento inevitabile, agito inconsapevolmente da parte della donna.

Dalla rottura inevitabile della coppia può nascere una famiglia. Ma non è scontato e non è facile. Come ogni trasformazione va affrontata, compresa e gestita consapevolmente. L’uomo e la donna in questa specifica esperienza di vita, si ritrovano come due mondi di bisogni, paure e aspettative, completamente separati .  Le conseguenze del cambiamento sulla coppia dipendono ovviamente dalle caratteristiche dei singoli individui che la compongono e dalle loro rispettive capacità di affrontare i problemi e superarli, ma la dinamica relazionale che i due neo genitori vivono è uguale per tutti. Regressione ai bisogni primari, aspettative di ruolo, tradimenti inespressi, ruoli sconosciuti. Il nuovo quadro si compone e ne nascono incomprensioni. Le incomprensioni sfociano in conflitti che portano all’incomunicabilità, poi al ferimento reciproco, alla delusione e spesso, alla rottura definitiva della coppia.[1] Nessuno vince e tutti perdono, figli compresi.

Se stare insieme è il fine che si vuole raggiungere, bisogna essere disposti a cercare tutti i mezzi possibili per farlo. Quattro sono le chiavi strategiche per superare il cambiamento:

  • Consapevolezza: comprendere a fondo gli schemi di base che ogni individuo affronta in questo specifico momento della vita;
  • Confronto: comunicare e ascoltare in ogni forma possibile, sviluppando la nostra attenzione;
  • Volontà: continuare a immettere energia nel sistema-coppia;
  • Perdono: come atto d’amore. E se perdonare significa compiere l’atto di concedere il dono della rinuncia alla rivendicazione del torto subito, il primo a dover perdonare è l’uomo.

[1] Il 72,83% delle coppie separate ha almeno un figlio minorenne (Fonte ISTAT rilevazione 2009)

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